L’inizio della fine? Fino all’ultimo frame.

1 10 2007

Verso la fine degli anni novanta, le case produttrici di schede grafiche erano una mezza dozzina, oggi praticamente sono rimaste in due; e come disse un famoso film, ne resterà uno solo, anzi, due: Ati & nVidia.
La Ati e la nVidia si sono date battaglia sin dall’inizio, ma non erano le sole a contendere il mercato delle schede video, nella mischia c’erano ancora la S3 Virge, la Videologic, la Matrox e la mitica 3dfx. Ecco un piccola sintesi di ciò che era presente sul mercato, e cosa è successo verso l’inizio del nuovo millennio …

La S3 Virge (Virtual Reality Graphics Engine) era uno dei primi ad introdurre schede video 2D/2D nel mercato di massa, purtroppo, le prime versioni non hanno avuto un grande impatto nel mercato 3D, addirittura, venne nominato come la prima scheda “deceleratrice” del mondo. Il rendering software era più veloce via software attraverso la CPU!
Le ultime nate, la S4 Pro e la S4 Xtreme non erano a pari passo della concorrenza, comunque disponevano di un supporto per la compressione delle texture chiamato s3tc. L’ultimo tentativo della S3 era quella di introdurre il motore T&L nel loro chip con la S2000 e S2000+. Non erano all’altezza della GeForce 256 della nVidia, ma garantiva comunque prestazioni superiori ad un Pentium III 500Mhz durante l’elaborazione T&L software della stessa scena.

La Videologic aveva sul mercato il suo PowerVR2, lo stesso impiegato sulle console Dreamcast di Sega. Le schede video con questi chip non hanno avuto grande successo, anche perché l’approccio tecnico della pipeline grafica non era convenzionale, richiedendo al software la piena compatibilità per poter sfruttare al massimo le prestazioni.

La Matrox è sempre stata conservatrice nelle proprie scelte. L’approccio verso il mondo 3D è stato sempre in secondo piano, le sue schede non hanno mai raggiunto prestazioni al top, anche se con la G400 Max hanno avuto buoni risultati, anche nei giochi tipo Quake 3 e Unreal. La G400 insieme alla GeForce 256, erano le uniche a disporre delle istruzioni per il bump mapping, un’illusione ottica che permette di dare “volume” ad una textura piatta, ma vista da vicino, si scopre “l’inganno”. La nVidia adottò anche il Dot 3, molto simile alla bump mapping.

La 3dfx è la casa che sicuramente ha lasciato il segno nel mercato video ludico. Le schede Voodoo 1 e 2 sono state le prime ad affiancare la CPU per rasterizzare i poligoni precedentemente elaborati dal processore in modalità multiprocessore.
Con le Voodoo 3, la 3dfx monopolizzava il mercato, le schede erano veloci ed erano alla pari delle più blasonate TNT 2 della nVidia, purtroppo, elaboravano il colore a 16 bit, e non a 32 come le altre schede presenti sul mercato.
Ma con la serie 4 e 5, la 3dfx introdusse il colore a 32 bit, la compressione hardware delle texture e l’antialiasing a pieno schermo. Purtroppo mancava il motore T&L come la nVidia, la S3 e poco dopo la Ati con la sua Radeon. Nel dicembre del 2000, la 3dfx venne acquista dalla nVidia Corporation.

La battaglia era difficile, il mercato video ludico era preparato ed esigente. Solo chi è riuscito a stare al passo con queste richieste è rimasto a galla …


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